La tragedia

Strage di Castel d'Azzano, l'esperto alla ricerca di messaggi e chiamate

L’analisi riguarda l’Iphone di Marco Piffari, ucciso con due colleghi da crollo e esplosione nell’abitazione dei fratelli Ramponi
Il casolare di Castel d'Azzano. Sotto le macerie sono morti tre carabinieri
Il casolare di Castel d'Azzano. Sotto le macerie sono morti tre carabinieri
Il casolare di Castel d'Azzano. Sotto le macerie sono morti tre carabinieri
Il casolare di Castel d'Azzano. Sotto le macerie sono morti tre carabinieri

Copia di quanto contenuto nel telefono di Marco Piffari, il luogotenente dei Carabinieri Squadra operativa supporto del IV Battaglione Mobile di Mestre, entrerà a far parte del fascicolo sulla strage di Castel d’Azzano. Quel disastro avvenuto nella notte del 14 ottobre nel quale morirono, dopo essere stati investiti dalla fiammata causata dall’esplosione, anche Valerio Daprà e Davide Bernardello, entrambi effettivi al Norm di Padova.

Ieri mattina il pm Elvira Vitulli ha infatti conferito l’incarico ad Alessandro Farina, il consulente tecnico che avrà il compito di «estrapolare due copie forensi del cellulare I Phone 14 previo recupero o rimozione del codice di sblocco». Alle operazioni saranno presenti anche Alessandro Segala e Athos Caucchioli, gli esperti nominati dai legali che assistono il fratello e il padre di Piffari (gli avvocati Adami e Libardi).

Accertamento tecnico

Un accertamento tecnico irripetibile perché l’apparecchio è protetto da codici di accesso e sarà necessario forzare il blocco. Le operazioni inizieranno domani e tra un mese sarà depositato l’elaborato. Dopo di che il cellulare potrà essere restituito ai parenti.

Una verifica utile anche alla luce dell’esposto depositato nei giorni scorsi in Procura nel quale si chiede di allargare l’indagine al fine di verificare se vi possano essere «responsabilità di natura colposa addebitabili a soggetti rimasti fino ad ora estranei, per quanto è dato sapere, all’attività investigativa».

Perché, per i legali, non vi sarebbero dubbi circa l’attribuibilità della strage, a titolo di dolo, ai tre fratelli Ramponi tuttavia si ritiene che «meritino approfondimento alcuni temi che riguardano la pianificazione, l’organizzazione e la direzione dell’operazione». E al di là delle dichiarazioni di chi era presente la notte della tragedia, anche l’esame del telefono di Marco Piffari potrebbe assumere particolare rilevanza.

Soprattutto alla luce di quanto contenuto nell’esposto e cioè che il giorno precedente la strage due dei tre fratelli erano all’esterno dell’abitazione ma i carabinieri che segnalarono la circostanza non furono autorizzati ad intervenire. E la presenza di molotov sul tetto era nota, per questo era stato firmato un decreto di perquisizione e sequestro finalizzato alla ricerca di esplosivi e armi all’interno dell’abitazione. C’erano anche gas e benzina.

Fabiana Marcolini