La vicenda dell'esplosione nella quel sono morti tre carabinieri a Castel d'Azzano ha un'origine antica, legata sempre a una tragedia.
Nel 2012, infatti, uno dei fratelli Ramponi, responsabili della strage del 14 ottobre, rimase coinvolto in un incidente del quale fu ritenuto responsabile, e che lo obbligò a risarcimenti che danneggiarono l'economia familiare.
Il 29 gennaio, infatti, a Roncolevà poco dopo le 18.30 una Seat Ibiza si è incastrò sotto il rimorchio che trasportava rotoballe di fieno del trattore guidato da uno dei Ramponi. Un impatto in seguito al quale l'auto prese fuoco, con le fiamme che si propagarono al carico.
Nel rogo seguente morì un camionista, Davide Meldo, 37 anni, che lavorava per la ditta Bastasini di Cadidavid. Da subito si ipotizzò che il trattore viaggiasse con i fari spenti, cosa che venne confermata successivamente.
Anche per quella vicenda la situazione economica della famiglia Ramponi cominciò a precipitare, tanto che nel 2024 avevano già minacciato chi si avvicinava alla loro casa, sottoposta a sfratto.
I Ramponi sostenevano anche di essersi trovati una firma falsa in un mutuo.
Il ricordo della sorella della vittima
«Mi sono sentita morire, ti torna in mente tutto quanto. Pensavo di avere rimosso certe cose, invece sono riaffiorate con questa vicenda qua». Lo racconta all'Ansa Valeria Meldo, sorella di Davide dopo aver saputo dell'esplosione a Castel d'Azzano.
«Papà e mamma morirono dal dispiacere un paio d'anni dopo, era il secondo figlio che perdevano in un incidente» racconta Meldo. «Quello che guidava il trattore venne a fare le condoglianze con un altro signore ai miei genitori, ma io non c'ero. Per fortuna», ricorda la signora.