Aggiornamento 15.50
Il 26 ottobre fissato inizio del processo, rigettata la richiesta di incidente probatorio sulla capacità di intendere e volere
Aggiornamento 15.30
I fratelli Ramponi, accusati di strage in concorso, detenzione esplosivi e resistenza a pubblico ufficiale per la strage di Castel d'Azzano del 14 ottobre 2025, "non volevano uccidere nessuno, si volevano solo suicidare. Non volevano uccidere i carabinieri, né nessun'altra persona. Volevano solo suicidarsi pur di non consegnare la casa". Lo ha detto Luciano Arcudi, avvocato di Franco Ramponi, l'unico dei tre fratelli presente oggi in aula all'udienza preliminare.
"Non avevano nessuna intenzione omicidiaria, ma suicidiaria - ha affermato Arcudi -. Le parti civili parlavano di una guerra e io invece ho parlato di una disgrazia. Loro volevano suicidarsi pur di non consegnare l'immobile, perché secondo loro vittime di un'ingiustizia". Durante l'interrogatorio il suo assistito non ha parlato né ha fatto dichiarazioni spontanee.
"Cercheremo di dimostrare l'estraneità del concorso", la linea di Arcudi, "il mio era estraneo ai fatti, continuo a insistere su questa tesi e poi vedremo". Per i tre imputati è stata avanzata richiesta di incidente probatorio sulla capacità di intendere e volere. Anche l'avvocato Enrico Bastianello, che difende Dino Ramponi, ha fatto richiesta di non luogo a procedere per il reato di strage perché il suo assistito era fuori dal casolare al momento dell'esplosione
Aggiornamento 14.15
In Corte d'Assise a Verona è iniziata l'udienza preliminare nel procedimento giudiziario a carico dei fratelli Franco (unico presente difeso da Beghini e Arcudi), Dino e Maria Luisa Ramponi, accusati dal pubblico ministero Elvira Vitulli dei reati di strage in concorso e omicidio plurimo premeditato per la morte dei tre carabinieri uccisi dall'esplosione del casolare a Castel d'Azzano (Verona) la notte del 14 ottobre 2025. Si dovrà decidere sulla richiesta di incidente probatorio (avanzata dal legale di Dino Ramponi, l'avvocato Enrico Bastianello) sulla capacità di intendere e volere dei tre fratelli al momento del fatto.
Nell'esplosione restarono ferite altre 26 persone, tra le quali la stessa Maria Luisa Ramponi accusata di avere materialmente innescato il devastate scoppio delle bombole di gas. La Gup Beatrice Marini ha accolto la richiesta di costituzione di parte civile al processo dell'Associazione delle vittime del dovere. In attesa del controllo degli atti l'udienza, che si svolge a porte chiuse, è stata sospesa per poi riprendere.
La resa dei conti
Alcuni lo hanno chiamato «la resa dei conti». È arrivato il giorno in cui i fratelli Franco, Dino e Maria Luisa Ramponi si riuniranno: oggi, (17 settembre) infatti, è prevista l’udienza preliminare davanti al giudice Beatrice Marini per la strage di Castel d’Azzano, avvenuta il 14 ottobre 2025.
Quel giorno morirono i tre carabinieri Marco Piffari, Valerio Daprà e Davide Bernardello, travolti dal crollo di parte dell’abitazione dei Ramponi, altri 19 appartenenti alle forze dell’ordine rimasero feriti gravemente e 15 invece riportarono lesioni lievi. I fratelli, inizialmente detenuti a Montorio, vennero divisi, perché erano riusciti a scambiarsi dei biglietti. Da qui la decisione di trasferire Dino a Trento, Franco a Vicenza, mentre solo Maria Luisa è rimasta a Verona.
È stata l’ultima a entrare in carcere: fu lei a lanciare l’accendino che innescò la deflagrazione nella casa satura di gas, riportando varie ustioni. I tre sono accusati di strage e di detenzione di esplosivi. Oltre agli avvocati degli imputati (Bastianello, Luzzatto, Arcudi e Ballottin) in aula anche i legali delle vittime che si costituiranno parte civile (Adami, Libardi, Bonon e Tonin).