Verso il derby

Famiglie e bar divisi dal tifo, viaggio dove il confine del tifo fra Hellas e Lane è sottile

Fra Est Veronese e Ovest Vicentino la carta d'identità non racconta la verità sul tifo. Una cosa accumuna tutti: la delusione per il divieto di trasferta

Dove la provincia scaligera confina con quella berica sale la febbre da derby. Ed è proprio in questi paesi, dove da sempre convivono tifosi gialloblù e tifosi biancorossi, che si respira una sportività per certi versi inedita in città.

«Invasione» a Locara

Al «Butterfly Caffè» di Vanessa Moresi, in centro a Locara di San Bonifacio, si assiste a un fenomeno raro: i supporter biancorossi superano in numero quelli gialloblù. Ma un cliente di passaggio, di fede Hellas, non ci sta e commenta: «Quelli del Lane sanno solo far più rumore». Strano, non erano i veronesi quelli matti e casinisti?.
L'inusuale simpatia fra gialloblù e biancorossi è sancita anche dai due rivali-amici: Giuliano Gaspari, pensionato, ex consigliere comunale, e Mirco Bottaro, edicolante di Locara. Il primo è biancorosso da generazioni, con la tessera del tifoso del Lane in tasca; il secondo, invece, è di fede gialloblù grazie al padre Giovanni, ex centrocampista che giocò pure in serie B. I due si punzecchiano, deridono le relative squadre, ma poi si fermano a bere un bicchiere assieme, senza strascichi polemici né offese. Sono entrambi molto delusi dalla decisione di negare la trasferta al Bentegodi ai tifosi del Vicenza. «Sono abbonato all'Hellas ma domenica credo che andrò a caccia perché una partita senza tifoseria avversaria perde il suo sapore», afferma Bottaro. «Venerdì scorso sono stato a Benevento: per me le trasferte sono l'essenza del tifo». Gaspari commenta: «Con questa decisione, hanno rovinato quella che doveva essere una festa dello sport. Anche una manifestazione studentesca può sfociare in un evento problematico, basta essere preparati a gestire come si deve l'ordine pubblico». L'ex consigliere comunale ha due figlie che si dividono equamente il cuore calcistico: Francesca tifa Vicenza, mentre Alessandra sostiene il Verona. E pur essendo biancorosso Gaspari risiede a Locara, quindi potrebbe benissimo andare allo stadio domenica. E forse lo farà.

Il simbolo dell'unione tra le due tifoserie, a Locara di San Bonifacio, è stato Tony Leon, al secolo Antonio Frigotto, morto improvvisamente a fine gennaio di quest'anno a soli 64 anni. Tony faceva parte dei Fedelissimi del Lane, ma si fermava volentieri al bar anche con i cugini gialloblù, tanto che al suo funerale, sulla bara, sono state posate entrambe le sciarpe. In paese si narra che negli anni Ottanta tale Piero Bolla avesse entrambi gli abbonamenti.

Il Guà divide il tifo 

Se questa è la situazione nella frazione di San Bonifacio, a Cologna Veneta si registra un maggior fervore per la squadra di mister Baroni, ma non sulla riva sinistra del Guà, un'area storicamente più vicina al Vicenza. Al Caffè Rizzati, in centro, si incontrano tifosi dell'una e dell'altra. «Non vedevano l'ora di ritrovarsi per il derby, però lo stop ai biancorossi ha rovinato l'entusiasmo», rivela Giacomo Rizzati. «Fra le due tifoserie, la più irritata e meno incline allo scherzo, in questo momento, è quella gialloblù perché viene da una retrocessione». Il primo dei tifosi del Verona, in paese, è senza dubbio il sindaco Manuel Scalzotto. «Sono sempre stato appassionato di calcio; ricordo quando mio padre Giorgio mi affidò a Giuliano Pozzan, detto Paste, l'organizzatore del pullman per lo stadio: avevo solo 11 anni, ero il più piccolo del gruppo. L'anno successivo mio zio mi regalò l'abbonamento al Bentegodi per i 12 anni: fu il dono più bello di tutta la mia vita».

Antonio Poli, ex sindaco di Cologna negli anni Novanta, è sempre stato invece un sostenitore del Vicenza. «Mio padre Leonello mi portava al Menti fin da bambino», rammenta. «Nel 1974 fondai il Club biancorosso Bar Mezzatappa di Sant'Andrea: portammo per anni il nostro striscione allo stadio per sostenere la squadra. Purtroppo i tifosi dell'Hellas, negli anni Novanta, riuscirono a staccarlo e a bruciarlo», si rammarica, eppure non è d'accordo nel divieto di trasferta. «Il calcio vive anche delle coreografie e dell'anima delle tifoserie: senza una parte dei supporter la partita perde di significato». Oggi il calcio club biancorosso di Cologna non c'è più, ma ci sono decine di tifosi, anche da Zimella e da Pressana che, unendosi a quelli di Lonigo, ogni 15 giorni sono al Menti a tifare Lane.

Paola Bosaro